di Giovanni D’Orso
A partire dalla fine degli anni sessanta quasi tutti i principali paesi occidentali si sono trovati ad affrontare un’ondata duratura di crescente disaffezione e delegittimazione. È aumentata la sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche; i cittadini hanno cominciato ad essere meno soddisfatti dei loro rappresentanti e a manifestare, in misura sempre più accentuata, sentimenti negativi di alienazione, cinismo, apatia, disillusione. Questa ondata critica e ostile si è tradotta, oltre che in una progressiva e generale avanzata dell’astensione al voto, in un declino delle diverse forme di adesione (identificazione, militanza) ai partiti tradizionali a vantaggio di formazioni nuove, candidati indipendenti, attori collettivi meno strutturati. Ed ebbe così inizio la cattiva politica che in questi giorni sta prendendo forma, manifestandosi con un malcontento generale, con il debito pubblico che assomiglia un po’ al jackpot dell’enalotto, ad una classe dirigenziale vecchia, stantia, mi viene da dire quasi tumorale, che con il suo modo di fare “politica” sta chiudendo a tutta la popolazione, sopratutto ai giovani, qualsiasi sbocco per il loro futuro. I fattori che stanno mettendo in ginocchio L’Italia sono tre.
Il primo è l’attaccamento maniacale alle vecchie tradizioni, che ha portato ad avere una classe politica vecchia sia nei modi di fare sia nell’età vera e propria (La media è di 54 anni). Gli anziani che governano il nostro paese sono avidi, parsimoniosi, pigri e assenteisti, sia nel lavoro sia nei confronti delle persone che dovrebbero teoricamente rappresentare. Ciò ha causato un disinteressamento dei giovani alla vita politica. Quest’ultimo è il secondo fattore che ha messo in ginocchio il paese: l’assenteismo giovanile nella vita politica del paese. I ragazzi sono sempre più ignoranti e partecipano sempre di meno alle manifestazioni di libertà della propria espressione. Vengono fatti lavaggi del cervello che farebbero rabbrividire persino la Cina maoista degli anni 50′. Sembra quasi che i mass media vengano utilizzati come strumento di controllo delle masse. La politica, invece, dovrebbe essere per i giovani, non per terze persone. Sono loro che devono prendere in mano le redini del proprio destino e cambiarlo radicalmente, perché purtroppo per la maggior parte delle persone, i nostri avi, i nostri nonni ed i nostri genitori, non ci hanno lasciato nessuna eredità, socialmente parlando. Colpa di un governo poco lungimirante ed egoista che continua a ripetersi tutt’oggi. Il terzo ed ultimo fattore che ha rovinato l’Italia è l’ignoranza. L’ignoranza uccide più della guerra, è una frase che non smetterò mai di ripetere alle persone. In nome di tutte le persone che hanno combattuto l’ignoranza come piaga dell’umanità, è compito dei ragazzi alimentare il proprio bagaglio culturale, ed è compito del governo incentivarlo, rendere la cultura pane da dividere e da mangiare. E invece, persino ora che siamo nel 2010, c’è gente che osa dire “Con la cultura non si mangia”. La cultura è tutto, la cultura è libertà, e proprio in questi anni che la libertà delle persone è lesa giorno per giorno, abbiamo il diritto ed il dovere di fare tutto ciò che ci è possibile per rendere noi stessi padroni della nostra vita, perché la vita è un diritto inalienabile dell’essere umano e non possono negarci anche questo.